La fascinazione alchemica del ritratto

 “Nella fedeltà identitaria al volto, o piuttosto nell’irrappresentabilità dell’anima, dove si cela l’ambiguo statuto del ritratto fotografico? Il ritratto l’opportunità di una doppia vita concettuale, e pur nella consapevolezza che nel “campo chiuso” del ritratto agiscono intenzionalità diverse, dal fotografo al pubblico, passando per il soggetto, la fascinazione alchemica della fotografia ci tiene ancora prigionieri della vulgata dello “specchio dell’anima”. A quell’immaginario collettivo nel quale il tempo ha sedimentato stereotipi e iconografie e che vuole il ritratto capace di andare oltre l’apparenza del volto che rappresenta, se non proprio di rubarne l’anima.”

Cit. Attilio Lauria, Il fotografo 




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